domenica 20 settembre 2026

L’anguilla è un grande classico delle feste: sapore deciso, carne ricca e tanta tradizione..... (https://enciclopediacucina.giallozafferano.it/anguilla)

Qui trovate cosa sapere su valori nutrizionali, porzioni e i passaggi chiave per sceglierla e cucinarla al meglio.


Introduzione

L’anguilla è un pesce che non assomiglia a nessun altro che portate a tavola. Il corpo allungato, la pelle liscia e la presenza di un grasso evidente la rendono riconoscibile, anche per chi non la cucina spesso.

Anguilla e capitone: parole e uso

Quando sentite parlare di capitone, state ancora parlando di anguilla. In molte tradizioni italiane “capitone” indica un esemplare grande, spesso femmina, scelto per feste e ricette ricche. “Anguilla” resta il termine più generale, usato per la specie e per taglie diverse.

Specie e habitat: mare, fiume, valle

L’anguilla europea vive tra acqua dolce e salmastra: fiumi, canali, valli e lagune. Questa doppia vita lascia tracce anche nel gusto e nella percezione del grasso, che può risultare più o meno marcato.

Una migrazione che ha fatto storia

Il suo ciclo vitale include una lunga migrazione verso il mare per la riproduzione. È uno dei motivi per cui l’anguilla è entrata in racconti, tradizioni e perfino metafore linguistiche.

Sapore, consistenza e aspettative a tavola

Chi prova l’anguilla per la prima volta si fa spesso la stessa domanda: “Sa di pesce o sa di carne?”. La risposta sta nel mezzo, con una nota decisa e una sensazione in bocca piena.

Che gusto aspettarsi
Il sapore è intenso, con una punta dolce. La parte grassa porta rotondità e lascia una persistenza che ricorda certi pesci azzurri, ma con un profilo più “morbido”.

Pelle, grasso, resa
La pelle ha una funzione importante in cottura: protegge la carne e trattiene parte del grasso. Se la cuocete bene, diventa un alleato; se la trattate male, può dare una sensazione viscida o pesante.

Come cambia tra cotture
In umido l’anguilla resta succosa e il grasso si lega al sugo. Su griglia o al forno può sgrondare, con un risultato più asciutto e una superficie saporita.

Valori nutrizionali: calorie, proteine, grassi

Quando si parla di anguilla, la parola chiave è “energia”. È un alimento ricco, che merita un posto chiaro in un menù equilibrato.

Energia e macronutrienti
Le tabelle mostrano un contenuto calorico più alto di molti pesci magri. Proteine ce ne sono in buona quantità, mentre i carboidrati restano trascurabili: è un secondo piatto vero, non un contorno.

Grassi: cosa significa “pesce grasso”
La quota lipidica è la caratteristica dominante. Dentro ci sono grassi diversi, inclusi quelli che nei pesci vengono apprezzati per il profilo cardiovascolare. Questo non trasforma l’anguilla in un alimento “da tutti i giorni”: significa che va gestita con criterio.

Porzioni sensate
Una porzione ragionevole, per molti adulti, può stare tra 120 e 150 g di parte edibile, soprattutto se la ricetta include salse o cotture che trattengono grasso. Se nel vostro pasto sono già presenti altri elementi ricchi, potete scendere di quantità e aumentare contorni e verdure.

Ecco i valori nutrizionali medi per 100 g di anguilla (parte edibile, cruda). I dati possono variare in base a specie, provenienza e stagione.

  • Energia: circa 180–200 kcal

  • Proteine: 16–18 g

  • Grassi totali: 14–18 g

    • di cui saturi: 3–4 g

  • Colesterolo: 120–160 mg

  • Carboidrati: 0 g

  • Vitamina A: elevata presenza

  • Vitamina D: buona presenza

  • Vitamina B12: significativa

  • Fosforo: circa 200 mg

  • Potassio: circa 250–300 mg

Vitamine e minerali: dove l’anguilla dà il meglio

Oltre alle calorie, l’anguilla porta micronutrienti interessanti, spesso citati quando si parla di pesce grasso.

Vitamine liposolubili
Nei pesci ricchi di grasso si trovano con più frequenza vitamine che “viaggiano” con i lipidi, come la A e la D. Il punto pratico è semplice: la stessa caratteristica che alza l’energia sostiene anche la presenza di questi nutrienti.

B12 e minerali
Come molti prodotti della pesca, l’anguilla può contribuire con vitamina B12. Sul fronte minerali, potassio e fosforo sono nomi che compaiono spesso nelle tabelle alimentari. Il quadro cambia tra acque, alimentazione del pesce e taglia.

Quando può essere utile in dieta
Se seguite una dieta che tende a essere povera di grassi e micronutrienti legati al pesce, una porzione di anguilla ogni tanto può dare varietà. La parola chiave resta “ogni tanto”, dentro un’alimentazione che alterna pesci più magri e fonti diverse di proteine.

Benefici possibili e casi in cui limitare

Non esiste un alimento “buono” o “cattivo” in assoluto: conta il contesto, la porzione, la frequenza e la persona.

Cuore e omega-3: cosa aspettarsi
Il tema omega-3 torna spesso quando si parla di pesci grassi. L’anguilla può contribuire, insieme ad altre scelte ittiche, a un apporto più completo di grassi polinsaturi. Il beneficio non nasce da un singolo piatto, ma dalla costanza di abitudini sensate.

Colesterolo e diete ipocaloriche
Chi deve controllare colesterolo o calorie può inserire l’anguilla con porzioni più piccole e cotture che favoriscono la perdita di grasso, come forno o griglia, abbinando verdure e note acide. Se siete in fase di dimagrimento, è più facile gestirla come piatto “della festa” che come routine.

Frequenza di consumo
Per molte persone, l’anguilla può essere un consumo saltuario. Il criterio pratico è alternare: pesce magro, pesce azzurro, legumi, carni bianche, uova. Così il singolo alimento non pesa sul bilancio della settimana.

Contaminanti: mercurio, diossine e PCB senza allarmismi

Il tema contaminanti nel pesce crea spesso confusione. Qui serve un approccio chiaro: conoscere il quadro, scegliere con varietà, rispettare le indicazioni per i gruppi più sensibili.

Perché i pesci grassi possono accumulare
Alcune sostanze persistenti, come diossine e PCB, tendono ad accumularsi nel grasso. Questo non riguarda solo l’anguilla, ma rende i pesci più grassi un punto di attenzione nel ragionamento su frequenza e provenienza.

Come orientarsi con le indicazioni
Le autorità europee lavorano su valutazioni di rischio e su consigli legati al consumo di pesce e mercurio. L’idea pratica è non fissarsi su un solo alimento, ma variare specie e alternare taglie e tipologie, senza trasformare il pesce in un tabù.

Gruppi più sensibili
In gravidanza, allattamento e infanzia valgono scelte più prudenti su alcune specie e porzioni. Se rientrate in queste categorie, seguite le indicazioni del vostro medico e le raccomandazioni ufficiali sul pesce, puntando su varietà e su specie note per un profilo più gestibile.

 Scelta e acquisto: come riconoscere qualità e freschezza

L’anguilla è un ingrediente che premia la materia prima. Se partite da un prodotto stanco, la cucina fatica a rimettere in ordine il sapore.

Segnali visivi e odore
Cercate una pelle brillante, integra, senza macchie opache. L’odore deve ricordare acqua pulita e mare o fiume, senza note pungenti. La carne deve risultare soda al tatto.

Taglie e tagli
In pescheria potete trovare anguilla intera o già in tranci. Se siete alle prime armi, i tranci aiutano: gestione più semplice, cottura più uniforme, meno stress in pulizia.

Conservazione in casa
Tenete l’anguilla in frigo a bassa temperatura e consumatela in tempi brevi. Usate un contenitore chiuso e separate sempre crudo e cotto per evitare contaminazioni in cucina.

 Pulizia e preparazione: i passaggi che cambiano il risultato

Molti evitano l’anguilla per la pulizia. Con qualche accortezza, diventa un lavoro affrontabile.

Gestire pelle e scivolosità
La pelle è liscia e può scivolare. Aiuta lavorare con carta da cucina e un coltello ben affilato. Un passaggio rapido sotto acqua fredda, senza insistere, riduce residui superficiali.

Odori e “sentore di fango”
In alcuni casi compare un sentore terroso. Qui contano provenienza e freschezza, ma anche i condimenti: alloro, agrumi, aceto e vino bianco sono strumenti utili per bilanciare.

Pre-cotture utili
In certe ricette si fa una rosolatura o una scottata prima dell’umido: serve per far uscire parte del grasso e per dare una base aromatica più pulita.

 Tecniche di cottura: umido, griglia, forno, marinatura

Cucinare bene l’anguilla significa scegliere una tecnica coerente con ciò che cercate: morbidezza, crosta, o un equilibrio tra grasso e acidità.

Umido: morbidezza e sugo
L’anguilla in umido è un classico, legato anche alle feste. La cottura dolce permette al grasso di fondersi nel condimento, creando un sugo ricco. Voi dovete controllare due cose: fiamma non aggressiva e tempi che non sfaldino la carne.

Griglia o forno: crosta e sgrondatura
Se volete un piatto più asciutto, puntate su griglia o forno. Mettete una griglia sopra una teglia per far colare parte del grasso. Un elemento acido a fine cottura, come limone o aceto, aiuta a dare slancio al boccone.

Marinatura: equilibrio e tradizione
La marinatura ha una funzione pratica: conserva e “taglia” la grassezza. In alcune zone è un tratto culturale forte, con regole e gesti tramandati. In casa potete ispirarvi: cottura, poi immersione in una marinata con aceto, aromi e tempo di riposo.

Curiosità: storia, simboli ed etimologia

In Italia l’anguilla non è solo un ingrediente: è un pezzo di immaginario.

Vigilia e capitone
In molte famiglie il capitone compare alla Vigilia. Il gesto di tagliarlo a tranci e friggerlo o cuocerlo in umido ha anche una lettura simbolica, legata alla forma “serpentiforme” e a riti di passaggio dell’inverno.

Comacchio e la marinatura
Le valli e la cultura di valle hanno costruito una cucina dell’anguilla fatta di fuoco, fumo, aceto e pazienza. È un esempio chiaro di come una tecnica nasca per necessità e diventi identità gastronomica.

Da “serpente” a “anguilla”: parola e immagini
L’etimologia rimanda al latino e al legame con il serpente. Non è un caso: la forma del pesce ha influenzato il nome e anche molte espressioni figurate.

FAQ

  1. Anguilla e capitone sono la stessa cosa?
    Sì, “capitone” è un uso gastronomico che spesso indica un esemplare grande, scelto per ricette di festa.

  2. L’anguilla è un pesce grasso?
    Sì, è tra i pesci con quota lipidica più alta rispetto a molte specie comuni.

  3. Che porzione ha senso portare in tavola?
    Per molti adulti 120–150 g di parte edibile sono una base pratica, da adattare al resto del pasto.

  4. Qual è la cottura più “leggera”?
    Forno o griglia aiutano a far colare grasso. Poi contano contorni e condimenti.

  5. Come si riduce la sensazione di unto?
    Aceto, agrumi, erbe aromatiche e contorni amari o acidi bilanciano.

  6. Perché a volte sa di fango?
    Può dipendere da habitat, alimentazione e freschezza. Aromi e una gestione corretta aiutano.

  7. È adatta a chi controlla il colesterolo?
    Può stare in un’alimentazione controllata con porzioni piccole e frequenza bassa, valutando il quadro personale con il medico.

  8. Ci sono attenzioni per mercurio e altri contaminanti?
    Le indicazioni sul pesce vanno seguite con varietà di specie e frequenze sensate, con prudenza extra per bambini e gravidanza.

  9. Si può fare l’anguilla in umido senza risultare pesante?
    Sì: rosolatura breve, fiamma dolce, sugo con note acide e contorno di verdure.

  10. Quali abbinamenti funzionano bene?
    Alloro, salvia, agrumi, aceto, polenta, cicoria, finocchi, insalate amare.

  11. Da dove viene la parola “anguilla”?
    Rimanda al latino e al legame con “serpente”, per forma e immaginario.

  12. Quando si consuma più spesso in Italia?
    Nelle tradizioni natalizie e in aree legate a valli e lagune, dove esistono tecniche storiche di cottura e conservazione.




Lo storione nelle ricette di Giallo Zafferano e nelle cucine di trattorie e ristoranti in Emilia Romagna e in Veneto

 

Renata Briano, in Giallo Zafferano :



“Lo storione in umido è un secondo piatto veramente gustoso. Ideale per tutta la famiglia o, ancora meglio, quando si hanno ospiti a pranzo o cena. Inoltre, se avanza del sughetto potrete condirci la pasta che sarà squisita!


La preparazione è semplice e mentre cuoce, il pesce rilascia un profumo che fa venire l’acquolina in bocca.


Approfitto di questa ricetta, scritta in collaborazione con l’Associazione dei Piscicoltori Italiani, per parlarvi dello storione, un pesce appartenente alla famiglia Acipenseridae, conosciuto da sempre come il pesce del caviale.

In natura, gli storioni risalgono i fiumi a scopo riproduttivo, ma vivono prevalentemente in mare. In molti corsi d’acqua la risalita è ostacolata da vari tipi di sbarramenti che insieme alla pesca e al degrado ambientale, hanno determinato un drammatico calo delle presenze di questi pesci nelle nostre acque. La specie è quindi protetta perchè ad elevato rischio di estinzione.





Per fortuna, ne vengono allevate numerose specie diverse, alcune conosciute solo per la produzione delle preziosissime uova, altre anche per la carne pregiata, un alimento dall’elevato contenuto proteico, fonte naturale di omega 3 e con un buon profilo vitaminico e minerale.


Questo pesce, inoltre, è adatto ai bambini perché naturalmente privo di lische e con un gusto delicato e leggero.


Lo sapevate che l’Italia è il maggior produttore europeo di carne di storione? Dobbiamo essere davvero orgogliosi delle nostre aziende!


Storione in umido



Borghi d’Europa ha collegato lo Storione del Po con lo Storione

del Piave, del Sile e della Livenza, dando voce a locali storici :

l’Antica Trattoria Cattivelli ( Monticelli d’Ongina) ; la Trattoria al Mulino (Motta 

di Livenza) e l’Osteria alla Pasina (Dosson di Casier-Tv)

Le anguille del Po e le anguille del Sile


Dall’Antica Trattoria Cattivelli all’Isola Serafini (Pc), al Ristorante Alla Pasina di Dosson di Casier (TV)


Il viaggio del gusto che Borghi d’Europa stà compiendo in collaborazione con la Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina, si sta sviluppando lungo diversi itinerari tematici.

Il Pesce di fiume è uno di questi.





L'Anguilla del Po

All’Antica Trattoria Cattivelli è possibile degustare l’anguilla del Po.

Fra tutti i pesci di fiume l'anguilla occupa infatti un posto speciale: è un animale legato all'acqua dolce, anche se è protagonista di un viaggio straordinario: nasce infatti nel Mar dei Sargassi, nell’Atlantico settentrionale e raggiunge le acque europee, vivendo nei fiumi e nelle lagune, prima di tornare verso l'oceano.

Questo pesce è divenuto un alimento simbolico delle comunità del Po e del Delta: a Comacchio l’anguilla è diventata addirittura una parte dell'identità economica e culturale del territorio: la tradizione della marinatura è documentata da molto tempo e ha trovato nella Manifattura dei Marinati uno dei suoi luoghi più rappresentativi.

L'anguilla può essere arrostita, marinata, fritta, cucinata in umido oppure trasformata in brodetto.

Nella cucina piacentina delle zone rivierasche, per esempio, l'anguilla in umido è una preparazione tradizionale riconosciuta fra i prodotti della gastronomia locale.


L’anguilla del Sile



L'anguilla (el Bisàto) è un pesce tipico del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile, legata da secoli alla storia e alla gastronomia delle comunità locali lungo il fiume di risorgiva più lungo d'Europa.


La riproduzione dell'anguilla rimase un mistero per secoli, poiché anche gli esemplari adulti più grossi sembravano sprovvisti di organi riproduttori. Si dall'antichità, quindi, si formularono ipotesi anche fantasiose, tra le quali la teoria che l'animale si sviluppasse dalle scaglie di pelle prodotte da anguille adulte per sfregamento su pietre. Solo tra la fine del Settecento e metà Ottocento si scoprì che l'animale si riproduceva sessualmente, ma ancora restava incertezza sul luogo di accoppiamento e quello in cui le uova si schiudevano, mentre in molti ancora davano credito alla teoria di Aristotele in base alla quale le anguille nascevano dai piccoli vermi che si formano nei ristagni di acqua piovana.


Verso la fine del 1600, si notarono però grossi spostamenti di anguille lungo il fiume dirigersi verso il mare nelle notti autunnali, ma ancora l'ipotesi che esse migrassero lontano per la riproduzione rimase tale. Solo a fine Ottocento due biologi italiani raccolsero numerosi esemplari trasparenti di piccole dimensioni, che posero in piccole vasche sotto osservazione per diverse settimane.

Notarono così che quei piccoli animali, finora considerati Leptocephalus brevirostris, erano invece larve che lentamente si trasformavano in giovani anguille.

In seguito si scoprirono esemplari ancora più piccoli nel Mar dei Sargassi, a nord est delle Indie Occidentali, e questo ritrovamento fece finalmente luce sulla questione: dai fiumi dell'Europa occidentale, le anguille percorrono oltre quattromila chilometri per deporre le uova nelle profondità del Mar dei Sargassi in primavera. Quando all'inizio dell'estate queste si schiudono, le larve vengono a galla per nutrirsi di plancton, misurano meno di un centimetro e, non sapendo ancora nuotare, si lasciano trasportare dalle correnti oceaniche attraverso l'Atlantico. A circa tre anni, misurano circa otto centimetri e hanno finalmente raggiunto gli estuari dei fiumi europei, mentre gradualmente continuano a trasformarsi in giovani anguille dette "cieche". In questa fase, risalgono i fiumi in grossi branchi, restandovi poi per lunghi periodi che vanno dai sette ai venti anni.

Le anguille americane provenienti dalla costa orientale del nord America, depongono anch'esse le uova nel Mar dei Sargassi, ma in una zona diversa rispetto a quelle europee. Le loro larve raggiungono poi le coste nord-americane nel giro di un anno, trasportate sempre dalle correnti.

Su questo animale rimangono ancora molti interrogativi, visto che finora non è mai stata trovata una anguilla europea fare ritorno nel Mar dei Sargassi. Si è avanzata così l'ipotesi che esista un'unica specie, quella americana, che darebbe origine alla nuova generazione migrando per deporre le uova. La specie europea invece, riconoscibile per il maggior numero di vertebre, sarebbe il risultato di uova schiusesi in acque più tiepide, e raggiungerebbe le acque europee per morirvi senza riprodur


L’anguilla potrete degustarla nella tipica osteria di campagna, il ristorante Alla Pasina che si trova a Dosson a Casier, a due passi da Treviso; ristorante che l’indimenticabile gastronomo veneto Giuseppe Maffioli amava frequentare per parlare di cucina: quella che Giancarlo Pasin e la consorte Teresa, con i figli Simone e Nicoletta preparano oggi con tanto amore e passione.



“Il nostro ristorante propone una cucina tradizionale, creativa e ricercata, con piatti sia di carne che di pesce, che varia con le stagioni, spesso a km0: dalle verdure ai funghi, alla carne, al pesce e ai gradevolissimi piatti col radicchio rosso di Treviso. Dolci della casa, lista di vini regionali, nazionali ed esteri.”


L'anguilla (bisato in dialetto veneto) è un ingrediente storico della tradizione fluviale e della cucina trevigiana, legata soprattutto alle risorse del fiume Sile e dei corsi d'acqua della Marca.


Piatti tradizionali trevigiani


Bisato in tecia: Anguilla in umido cotta in tegame con aglio, cipolla, un goccio di vino bianco, pomodoro o concentrato, servita tradizionalmente con la polenta morbida (spesso di mais Biancoperla).

Anguilla con il Raboso: Una variante tipica della Marca prevede la rosolatura dei pezzetti d'anguilla (murelli) con erbe aromatiche e la sfumatura finale con il vino rosso locale Raboso.

Anguilla arrosto o allo spiedo: Cotta a lungo per sfruttare i grassi naturali del pesce, insaporita con alloro, rosmarino, sale e pepe.


Altre preparazioni: Nelle osterie e locande della zona (come a Quinto di Treviso o lungo il Sile) si trova preparata in saor, nei risotti o reinterpretata in ricette creative.


venerdì 31 luglio 2026

Eurosostenibilità - Laura Panizutti interviene alle giornate di apertura nel coneglianese, in occasione del turno di Presidenza italiana alla IAI


Trieste era stata scelta per l’organizzazione di ESOF 2020, la più rilevante manifestazione europea focalizzata sul dibattito tra scienza, tecnologia, società e politica.

La manifestazione si era svolta a Trieste dal 2 al 6 settembre 2020 . La candidatura era stata proposta dalla Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze.

ESOF (EuroScience Open Forum) è un marchio di EuroScience, Your Voice on Research in Europe, Associazione non-profit tra ricercatori. L’ESOF si tiene ogni 2 anni.


La rete internazionale Borghi d'Europa, nel quadro del progetto L'Europa delle scienze e della cultura, patrocinato da ESOF2020 e dalla IAI (Iniziativa Adriatico Jonica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella Regione Adriatico Jonica), aveva proposto un percorso informativo sui temi della sostenibilità, denominato EUROSOSTENIBILITA'.


I Paesi inclusi nel progetto erano e sono: Italia, Croazia, Slovenia, Austria, Svizzera, Montenegro, Albania, Bosnia Erzegovina, Grecia, Serbia e San Marino.

Le Regioni italiane : Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Marche, Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Con Ufficio Stampa a Milano.



Laura Panizutti ( Consulente Finanziario e Patrimoniale) ha sempre partecipato 

quale Partner d'informazione ai progetti di Borghi d'Europa.

In occasione del turno di Presidenza italiana alla IAI, Laura Panizutti interverrà il 1°

settembre all'apertura delle giornate di informazione de 'Il Cammino delle identità',

Storia,Cultura e Scoperte nei Percorsi Internazionalidi Borghi d’Europa.

Il primo incontro si terrà presso l'Azienda agricola Cecchetto a Tezze di Vazzola, per fare il punto

sui progetti e le iniziative del Percorso Internazionale Eurosostenibilità.


Percorso Internazionale EUROSOSTENIBILITA' – La tappa multimediale all'Azienda Agricola Giorgio Cecchetto a Vazzola



Sono trascorsi ormai quattro anni da quando Borghi d'Europa, grazie al Patrocinio di ESOF2020,Trieste Capitale europea della scienza, organizzò al Porto Vecchio di Trieste un incontro di informazione sui temi della sostenibilità. Da quel primo approccio è nato il progetto Eurosostenibilità, coordinato da Gianluigi Pagano, giornalista e scrittore di Bologna, direttore della rivista ND (Natura Docet) di Milano. Si è così snodato un itinerario di conoscenza, volto a scoprire la sostenibilità nelle diverse filiere produttive.


Lo scopo è quello di realizzare una imponente campagna che si concretizza nella pubblicazione di oltre 1000 servizi informativi e nella realizzazione di almeno 20 trasmissioni multimediali,grazie alla rete del progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico ionica).




l gruppo di lavoro di Eurosostenibilità ha tenuto il proprio incontro multimediale presso l'Azienda Agricola Cecchetto, a Tezze di Piave (Vazzola).


"L’attaccamento al territorio e il suo profondo rispetto, così come la tutela della biodiversità, sono i valori che oggi guidano il nostro operato – conferma Sara Cecchetto, Responsabile della sostenibilità per la Cantina nella rivista Imbottigliamento –. In qualità di azienda agricola, siamo tra i primi custodi dell’ambiente, dal momento che, quotidianamente, ne curiamo le risorse. Raccontiamo i vini parlando dell’areale dai quali provengono e dei paesaggi in cui coltiviamo i vigneti, testimoniando il Made in Italy anche attraverso storie e tradizioni locali. È nostro dovere, quindi, adottare sistemi di produzione più responsabili, ma, soprattutto, più sostenibili, per poter proteggere e valorizzare il capitale naturale». Questo percorso di consapevolezza ha inizio, per i Cecchetto, nel 2017, quando, per rispondere alla domanda “quanto ambiente viene danneggiato per produrre i vini aziendali?”, la Cantina inizia a misurare le sue performance ambientali attraverso la Certificazione del Ministero della Transizione ecologica VIVA – La sostenibilità nella vitivinicoltura in Italia; lo stesso anno Cecchetto ottiene la certificazione SQNPI – Sistema di qualità nazionale produzione integrata, rilasciata dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, garante di un sistema agricolo di produzione basato su metodi agronomici e di difesa naturali, attenti alla preservazione della biodiversità locale. «Da cinque anni a questa parte – specifica Sara – in vigneto impieghiamo materiali ecocompatibili e biodegradabili – un esempio su tutti è il filo per legare i tralci delle viti – e, per favorire la fertilità e la molteplicità microbiologica del terreno, utilizziamo concimi organo-minerali. Grazie al percorso intrapreso con la certificazione VIVA, ogni due anni valutiamo le nostre prestazioni di sostenibilità e sviluppiamo piani di miglioramento basandoci sui quattro indicatori aria, acqua, territorio e vigneto». Se il primo indicatore, la cosiddetta carbon footprint, esprime il totale delle emissioni di gas serra associate direttamente e indirettamente alla produzione di una bottiglia di vino da 0,75 l, il secondo, la water footprint, calcola il consumo di acqua dolce impiegata per l’irrigazione e per gli usi di cantina; l’indicatore “territorio” analizza le conseguenze delle attività aziendali sia in termini paesaggistici che socio-economici, mentre l’ultimo, “vigneto”, valuta le pratiche di gestione agronomica."



All'incontro ha partecipato anche Laura Panizutti,Consulente Finanziario e Patrimoniale di Conegliano, per i temi della finanza etica e sostenibile e partner d'informazione di Borghi d'Europa per le iniziaive di valorizzazione delle comunità locali.


Il florovivaismo è un importante settore dell’agricoltura italiana che include il segmento dei fiori e fronde recise, delle piante in vaso da interno ed esterno e di quelle utilizzate per gli spazi a verde. Abbraccia quindi attività di produzione di prodotti vegetali ornamentali e di materiale di propagazione non solo ornamentale, ma anche orticolo, frutticolo e boschivo.

Partner d'informazione di Borghi d'Europa Federico Furlan della Florcoltura Furlan di San Polo di Piave, che si occupa della sostenibilità della filiera.

Un altro interessante intervento è stato realizzato da Michele Carisi, della Microtorrefazione Caffettin di Candelù (Maserada sul Piave).

"Questa storia potrebbe iniziare così “c’erano una volta un piccolo uomo, passione e tanti chicchi di caffè”, semplicemente. Mi chiamo Michele e sono un microtorrefattore.

Nel 2014 mi sono avvicinato al caffè, una bevanda che mi ha sempre affascinato, ma che mi ha letteralmente rapito, grazie alla “Third Wave”, un movimento culturale che innalza il caffè a esperienza sensoriale e lo promuove come prodotto artigianale di alta qualità.

Non credo di essere formato al 100% vista la complessità di questa materia, ma informato sicuramente su tutti i processi di lavorazione di questa favolosa pianta, dalla sua coltivazione, lavorazione e selezione, alla tostatura artigianale, che curo personalmente nel mio laboratorio di Candelù, fino alla preparazione in tazza per esprimere al meglio le caratteristiche del caffè sia Espresso che, perché no, a filtro.Tutto ciò senza tralasciare un concetto a me molto caro: la sostenibilità. Mi impegno e ci tengo a ricercare dei produttori di caffè verde che rispettano i principi del mercato equosolidali.

Vi aspetto per quattro chiacchiere davanti ad un caffè a Caffettin microtorrefazione, così:

semplicemente."