Borghi d'Europa ha proposto un incontro
di informazione sul tema delle ferrovie dimenticate a Ponte Priula.
L'intervento del Presidente Renzo
Lupatin (fondatore della rivista La Vaca Mora), ha ricordato come dal piazzale della Stazione di
Susegana partisse la tranvia diretta a Pieve di Soligo.
La tranvia Susegana-Pieve di Soligo era
un impianto noto per il trasporto dei passeggeri e delle merci che a
partire dal 1913 prese ad attraversare la valle del fiume Soligo.
Gravemente danneggiata a causa della Grande Guerra, durante la quale
la sede era stata utilizzata per l'impianto di una ferrovia di
interesse bellico, la tranvia passò di mano nel 1921 per poi venire
formalmente soppressa nel 1931.
La tranvia, a scartamento metrico,
aveva origine nella frazione di Susegana denominata Ponte della
Priula, che ospitava la stazione ferroviaria cittadina, con un
capolinea situato nelle immediate adiacenze della stessa denominato
"Susegana Ferrovia"; nella piazza non era presente alcun
cappio di ritorno: i treni retrocedevano fino alla stazione per
invertire la marcia. Superato il tempio votivo, nelle cui adiacenze
era edificata la rimessa tranviaria, i convogli incontravano poi la
stazione tranviaria vera e propria, "Susegana Stazione",
per poi dirigersi in direzione nord ovest.
Erano dunque servite, in successione,
le fermate intermedie di Colfosco, Falzè di Piave (indicata negli
orari dell'epoca con la grafia "Falsè") e Barbisano.
Giunta a Pieve di Soligo, la tranvia
presentava una stazione in via Lamberto Chisini, il cui fabbricato è
tuttora esistente e presso la quale esisteva una seconda rimessa, per
poi effettuare capolinea nella centrale piazza Vittorio Emanuele II,
ov'era presente anche un deposito di rotaie raccordato, ospitato
dell'edificio poi sede della Cassamarca.
Materiale rotabile
Il parco trazione della tranvia era
costituito da tre locomotive a vapore di tipo tranviario numerate
71÷73, costruite dalle officine di Saronno su disegni e licenza
della Maschinenfabrik Esslingen; dopo la cessazione della guerra, nel
1918 le stesse furono trasferite a Udine per il prestare servizio
sulla tranvia Udine-San Daniele.
Il materiale rimorchiato comprendeva
tre carrozze passeggeri di seconda classe e due miste di prima e
seconda classe, cui si aggiungevano cinque carri chiusi e cinque
aperti per il trasporto merci.
L'inaugurazione
della tranvia in una nota cartolina d'epoca
Quadro
orario della tranvia nel 1915
La
stessa fu peraltro ricostruita provvisoriamente in forma di ferrovia
militare, con uno scartamento rispetto al quale le fonti non
concordano, riportando i valori di 700 mmo 750 mm].
Tale "ferrovia da campo" (gli austriaci chiamavano
"'Feldbahn"
tale tipo di infrastrutture) seguiva il percorso originario Ponte
della Priula-Pieve di Soligo proseguendo poi su Follina (ricalcando
con ciò l'originario progetto della "Veneta") e Revine
Lago;
una breve diramazione consentiva di raggiungere l'abitato di Falzè
di Piave
Ma gli antichi cultori del buon gusto
non potevano non fare una tappa a due protagonisti de Le Vie del
Gusto. Anzitutto a Mosnigo, al Salumificio Spader.
“La
caratteristica particolare di questa Azienda è che non si è
concentrata sugli insaccati, come ci si aspetterebbe da un’industria
salumiera, ma si è specializzata nella cottura di grossi pezzi di
carne da affettare; ha quindi scelto come proprio target principale
quello dei rivenditori (rosticcerie, salumerie, ristoratori).
Porchetta
alla Trevigiana
Una
scelta coraggiosa che ha avuto grande successo, poiché i rivenditori
hanno riconosciuto la grande qualità di questa produzione, che
rispetta le tradizioni venete, pur con qualche doveroso excursus
nella tradizione del Lazio (ad esempio la Porchetta alla Romana, che
fa bella compagnia a quella tradizionale Trevigiana e alla Porchetta
Arrosto, o il Guanciale all’Amatriciana, anch’essa affiancata a
quella tradizionale, nelle versioni dolce, affumicata, aromatizzata
al pepe e aromatizzata al peperoncino; ce n’è per tutti i gusti!).
Forse
può meravigliare la proposta della Porchetta alla Trevigiana (che
tra l’altro ha un grande successo!) in quanto si pensa che sia un
piatto solo romano o comunque del Centro Italia. Invece è
documentata come specialità trevigiana fin dal 1919, quando fu
proposta da Ermete Beltrame nella sua birreria sotto il Palazzo dei
Trecento a Treviso. “
(Gianluigi Pagano)
Poi, se ci spostiamo nei Colli di
Colfosco, potrete sorseggiare un buon bicchiere alla azienda agricola
Ceotto, che segue i progetti e le iniziative di FIVI (Federazione
Italiana Vignaioli Indipendenti), che Borghi d'Europa ha sempre
seguito con attenzione.
https://comunicareperesistere.blogspot.com/2021/10/le-ferrovie-dimenticate-al-bar-alla_31.html